# 5R Rifiuti: Riduzione,Riuso,Riciclo,Raccolta,Recupero, Prodotti e materiali

Perchè biodegradabile non vuol dire compostabile?

Biodegradabilità, compostabilità e bioplastiche sono termini molto frequenti nel panorama del riciclo, del recupero dei materiali, ma anche dell’utilizzo di prodotti e articoli cosiddetti ecosostenibili.

Vediamo quali sono gli elementi in comuni tra questi termini, spesso confusi tra di loro, le loro differenze fondamentali ed alcuni esempi che possano chiarirne il significato, soprattutto in relazione allo smaltimento di prodotti a fine vita che hanno questo tipo di qualità.

Degradabile, biodegradabile e compostabile non sono la stessa cosa

Gli aggettivi biodegradabile e compostabile vengono spesso associati a quei materiali che da diverso tempo vengono indicati come bioplastiche, ovvero forme di plastica realizzate a partire da materie prime rinnovabili, spesso di origine vegetale.

plastica-degradataTecnicamente tutta la plastica (definito in letteratura come composto sintetico organico costituito da particelle molto grandi) può essere considerata degradabile, si può cioè dividere o decomporre in parti più piccole.

Quello che ci interessa approfondire è come la plastica o bioplastica che sia, possa essere degradata e consumarsi definitivamente fino a scomparire, trasformandosi in altri materiali o sostanze.

Dobbiamo quindi tener presente che definire un prodotto di plastica “degradabile” non significa praticamente nulla, soprattutto in termini ambientali e di gestione del corretto smaltimento finale. Per fare un esempio, è possibile aggiungere un additivo alla “normale” plastica derivata dal petrolio in modo da che si possa sgretolare alla luce del sole: la plastica ottenuta può essere definita, ad esempio, come fotodegradabile. Ma la domanda è: siamo sicuri che si degrada senza creare nessun impatto ambientale?

Compostabile è biodegradabile e non viceversa!

Molte plastiche sono progettate per essere biodegradabili, ma non tutte queste sono compostabili. Qual è in definitiva la differenza tra i due termini?

ciclo-compostUn prodotto è biodegradabile quando può essere scomposto in parti più piccole grazie all’azione di organismi biologici come funghi e batteri. Una plastica biodegradabile può essere digerita (mangiata) dai microrganismi, in modo da rompere le complesse catene di carbonio che la compongono, riducendole in parti più piccole che possono così partecipare alla creazione di diversi materiali e/o sostanze, utili ad esempio per l’alimentazione di altri esseri viventi. Si dice in questo caso che la plastica biodegradata entra a far parte del ciclo naturale (o ambientale) del carbonio. A seconda delle condizioni ambientali in cui si trova, un prodotto biodegradabile può dare origine a diverse sostanze, vediamo quali:

  • In presenza di ossigeno (condizioni aerobiche) à anidride carbonica, acqua e biomassa (altro prodotto organico, biodegradabile a sua volta);
  • In assenza di ossigeno (condizioni anaerobiche) à anidride carbonica, metano, acqua e biomassa.

Un livello “superiore” di degradazione è rappresentato dal concetto di compostabilità. Un  prodotto è compostabile quando oltre a poter essere biodegradato, lo deve fare in un certo lasso di tempo, in determinate condizioni e dando origine a nuove materie prime che possono migliorare la qualità del suolo e sostenere la crescita dei vegetali.

compostIl prodotto finale del processo di compostabilità (il compostaggio) viene chiamato compost ed assomiglia ad un terriccio fertile che, grazie alla sua ricchezza in sostanze organiche viene impiegato come fertilizzante in agricoltura e giardinaggio.

Il compostaggio può essere praticato sia a livello domestico (in giardino o utilizzando apposite contenitori chiamati composter o compostiere) sia a livello industriale, in veri e propri impianti dedicati e rientranti tra le tipologie di trattamento dei rifiuti. La differenza fondamentale tra i due sistemi è la temperatura che si sviluppa naturalmente e a cui avvengono le trasformazioni del materiale organico in compost. Per questo motivo, molti materiali bioplastici non si degradano completamente attraverso il compostaggio domestico o, se lo fanno possono richiedere molto più tempo del necessario.

Come e perché scegliere prodotti compostabili?

Dato che ancora oggi è facile fare confusione sulle caratteristiche dei prodotti descritti generalmente come biodegradabili, quali sono le informazioni sufficienti a garantirci che un articolo sia effettivamente compostabile?

La prima indicazione ce la fornisce lo standard europeo EN 13432, che precisa quali caratteristiche debba avere un prodotto per essere considerato compostabile, in particolare:

  • Si deve degradare almeno del 90% in 6 mesi se viene sottoposto ad un ambiente ricco di anidride carbonica;
  • Se viene a contatto con materiali organici per un periodo di 3 mesi, la massa del materiale deve essere costituita almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm;
  • Il materiale di cui è costituito non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio.

Queste e altre proprietà vengono chiaramente verificate in laboratorio prima che il prodotto venga immesso sul mercato con la dicitura EN 13432, compostabile.

Principali simboli per la compostabilità

Principali simboli per la compostabilità

Oltre allo standard EN 13432, ci sono altri riferimenti relativi ai loghi di alcuni enti di certificazione internazionali che garantiscono la completa compostabilità. Tra di essi ricordiamo: Vinçotte, Ok Compost, Compostabile CIC.

Quindi, per essere sicuri di aver acquistato shopper, piatti e stoviglie e altri articoli effettivamente compostabili, è indispensabile verificare che sia indicato con chiarezza il codice dello standard di riferimento EN 13432 e/o che sia ben definito che il prodotto acquistato sia COMPOSTABILE e non soltanto biodegradabile (o biodegradabile al 100%), come spesso si può osservare su alcune tipologie di borse per fare la spesa.

piatti-compostabiliSul mercato si stanno diffondendo sempre più articoli realizzati in materiali compostabili (mater-bi, PLA,…) , che pian piano stanno sostituendo gli equivalenti fatti in plastica tradizionale. Allo stesso modo, non è più una stranezza vederne la presenza in eventi e manifestazioni popolari e non, caratterizzati da una forte impronta ecologica. Per ultimo, ma non per importanza, in alcune realtà (ad esempio nelle scuole dell’obbligo di Milano), le amministrazioni hanno deciso che l’utilizzo di stoviglie compostabili sia obbligatorio all’interno delle mense e dei luoghi di ristoro.

Ricordiamo infine che, oltre a far bene all’ambiente, l’impiego di prodotti compostabili è di gran beneficio anche per l’economia familiare e aziendale: a fine vita potranno essere inseriti tra i rifiuti organici, diminuendo così la quantità dei rifiuti indifferenziati, che in molte realtà vengono conteggiati, gravando sul costo della tassa/tariffa dei rifiuti urbani.

Per concludere

Non ci stancheremo mai di dire quanto sia importante diffondere il pensiero ecosostenibile, raccontando e soprattutto condividendo tutto ciò che, grazie all’evoluzione tecnologica e scientifica, porta beneficio all’ambiente e alla salute dell’uomo.

Gli strumenti a nostra disposizione sono molteplici, ma due in particolare sono il punto di riferimento per arrivare all’obiettivo di un futuro migliore, dal punto di vista salutare ed ambientale, soprattutto per le nuove generazioni: il concetto di Economia Circolare (per cui lo scarto di un’attività diventa materia prima per quella successiva) e l’applicazione della strategia delle 5R dei rifiuti (Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero).

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